martedì 30 novembre 2010

Camminando sul cuore...all'indietro...per essere felici

Ho chiamato l'ascensore voltandomi per l'ultima volta verso la porta di quella che avrebbe dovuto essere la mia casa...all'improvviso è come se fossi andata a trovare qualcuno e quella non fosse altro che una porta qualsiasi, di una casa qualsiasi, con dentro persone qualsiasi che probabilmente non avrei più rivisto...ma siamo noi i Qualsiasi. Con un semplice gesto ho continuato a camminare...anche sul cuore, all'indietro, per cancellare i fatti nel tempo...ma il tempo continua a corrermi dietro, allora io accelero...forse un giorno scoprirò di essere riuscita a fargli perdere le mie tracce e mi ritroverò con un immenso scatolone, proprio come ora, e guardandoci dentro troverò una sfera con dentro i Qualsiasi come me che si affannano a scappare dal tempo...ma nel frattempo sarò cresciuta ancora, con in mano un altro scatolone, con dentro una Qualsiasi che tiene tra le braccia una scatola uguale alla mia. Il tempo è sempre troppo poco...così ci ritroviamo tutti dei giganti con le nostre scatole con dentro i nostri piccoli sogni in costruzione a guardarci in faccia senza parlare...
...questo è il tempo per affacciarci alla finestra dell'universo e buttare al nulla i sogni oppure trasformarli in una realtà che sia piacevolmente vivibile. Credi, realizza e continua a camminare senza mai fermarti, qualunque cosa accada, se serve anche sul cuore, se serve anche all'indietro...se serve anche con uno scatolone, lasciando che il tempo si consumi da se...tanto passerebbe comunque, tanto vale essere felici.

domenica 28 novembre 2010

Con tutto il silenzio che serve...

Chiudo gli occhi e sogno di essere su un grande terrazzo che da sul mare,
il silenzio è perfetto ed è così facile stare bene:
è semplice come respirare, stupendo come il primo giorno di mare
...mi ritrovo a stendere i panni, mentre il sole comincia appena a scaldarmi la schiena
...resto immobile ad aspettare il tuo rialzo nascosta tra le lenzuola appese,
mentre il vento le agita osservo il tuo risveglio
...mentre siedi al tavolo per fare colazione,
mentre ti versi il caffè,
rubo al tempo questo attimo con tutto il silenzio che serve...
finché non ti accorgerai di me...ed ecco i nostri occhi e poi...
i nostri sorrisi

lunedì 1 novembre 2010

MAI SENZA L'ALTRO

Da bambina credevo che impegnandomi sarei riuscita ad essere perfetta, a non commettere mai errori, a non ferire mai nessuno, e che ragionando avrei saputo sempre quale fossa la scelta giusta in ogni occasione. Ero convinta che se solo avessi voluto avrei potuto cambiare il mondo(ora ne rido) ma ho finito solo per cambiare me stessa. Sapevo anche che per arrivare a tanto non potevo stare molto con gli altri, perchè non sarei riuscita a lavorare su me stessa. Così passavo del tempo ad osservare le altre bambine, seduta su un muretto della scuola, come se stessi guardando un film...e ho cominciato a vedere le loro vite. Le amicizie che si formavano, quelle che morivano, i loro discorsi. Alle elementari quando le insegnanti avevano dovuto scrivere il loro giudizio sul mio comportamento sulla pagellami avevano chiamata Diversa...Il mio era solo un modo per capire cosa mi dava fastidio nel comportamento degli altri;solo osservandolo potevo distinguerlo e cercare di non fare le stesse cose. Ma quella solitudine pian piano a cominciato a farsi un varco sempre più grande...finché mi sono resa conto che non riuscivo più a stare con gli altri.
Ho provato a essere Diversa perchè credevo che sarei stata felice in un luogo creato nella mia mente;
un posto perfetto dove avrei potuto correggere vita facendo gli errori, come una riga di matita da un foglio. Una solitudine disegnata attorno ai miei passi dal risveglio fino alla notte...pause di riflessione articolate da innumerevoli domande perchè sono sempre stata convinta che c'è una soluzione ai problemi,sempre una via d'uscita...ma quando ad un tratto la via d'uscita non si vede? Tutt'intorno comincia a diventare astratto, tutto viene inghiottito dall'oscurità, e il fiato comincia a farsi sentire, e il cuore bussa sovente, e la notte diventa un rifugio dove l'anima si perde sperando di essere ritrovata da qualcuno, che ci abbia visto, che ci possa abbracciare, mostrare che una strada c'era ancora ma eravamo noi a non vederla, perché stanchi, di tutto, della Solitudine, di noi stessi, ma mai dell'Altro. Quella parte di noi stessi che ci ha lasciato un vuoto perché dentro un'altra persona. Un incastro di pezzi per completare un quadro perfetto per l'esistenza di ognuno di noi. La ricerca dell'Altro...per tornare a vivere

Uno spazio per ridere